Recensioni

9, bambole di pezza dal cuore umano


Visto con Riccardo, 5 anni

9, bambole di pezza dal cuore umano

Una malinconica esplorazione dell'anima, ricca di affascinanti invenzioni visive e con un complesso messaggio morale.

di Demis Biscaro 18/10/2012

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Tra le rovine postbelliche di una città europea della prima metà del ’900 si aggirano nove bambole di pezza animate da un cuore elettromeccanico, quotidianamente in lotta contro i pericoli di un mondo ostile e disabitato. Sarà proprio una di queste, la numero 9, a riportare accidentalmente in vita B.R.A.I.N., una macchina gigantesca che si nutre dell’energia delle bambole e che ha già provocato lo sterminio della razza umana. Per contrastarla i pupazzi dovranno unire le loro forze.
Ho guardato questo film insieme a Riccardo incuriosito da qualche informazione marginale sulla trama e dal fatto che c’era lo zampino di Tim Burton (come produttore) e siamo rimasti entrambi entusiasti!
9 è un film avvincente, ricco di avventura e di mistero, con un’insolita ambientazione retrofuturistica che esercita un fascino magnetico anche sui più piccoli. Riccardo era incantato durante le scene in cui la terribile B.R.A.I.N. assemblava macchinari sempre più mostruosi con viti, bulloni e materiale ferroso di scarto in un processo quasi biologico, dove tanti pezzi metallici venivano combinati come fossero molecole organiche per suscitare dal caos un’entità dotata di vita elettrica (il design stesso di B.R.A.I.N. richiama quello di una cellula).
E quelle creature artificiali mettevano davvero paura! Il mostro-serpente in particolare non aveva nulla da invidiare alla Gorgone Medusa della mitologia greca e ha fatto una certa impressione pure a me. Mio figlio non ammetterà mai che quelle bestiacce lo spaventavano ma io percepivo che si irrigidiva e si stringeva a me quando facevano la loro comparsa. Allo stesso tempo era però anche attratto dal loro inquietante aspetto, sia per uno speciale senso dell’orrido tipico dell’infanzia, sia per la sua personale propensione verso serpenti, draghi, dinosauri e altre creature poco raccomandabili (infatti subito dopo il film ha cominciato costruirne dei modellini con i LEGO…).
Il messaggio del film è tutt’altro che banale ed è veicolato da una trama chiara e lineare: si può sbagliare involontariamente come è capitato a 9, ma gli errori si pagano sulla propria pelle e su quella degli amici e per quanto ci si metta d’impegno le cose non si possono mai aggiustare del tutto. Nessun happy ending, dunque, bensí un finale aperto alla speranza ma profondamente imbevuto di tristezza per ciò che non potrà più essere come prima.
Personalmente ho amato molto l’atmosfera cupa e la totale assenza di spalle comiche: finalmente un film d’animazione per bambini dove non si ride mai, ma proprio mai! Niente pupazzetti sciocchini o animaletti buffi, niente battute, niente parentesi slapstick. Il film alterna momenti di forte tensione drammatica ad altri più rilassati ma la strisciante sensazione di minaccia e pericolo si continua a percepire pressocché ininterrottamente. In fondo chi l’ha detto che un film deve necessariamente far ridere per essere apprezzato da un pubblico giovanissimo?!
Anche considerato da un’ottica più adulta la pellicola presenta dei buoni punti di forza. Innanzitutto conduce una critica spietata a qualsiasi forma di totalitarismo statale-militare, religioso e scientifico-tecnologico e in secondo luogo si fa carico di un inconsueta visione morale: la prosecuzione dell’umanità è affidata a delle macchine (le bambole) destinate ad ereditare la vita che l’uomo non ha saputo conservare perché incapace di moderare i propri appetiti di conoscenza smodata e di potere. Inoltre il film si può godere anche per le trovate visive e narrative che sfuggono ai più piccoli: le note di “Over the rainbow” sopra un falso finale illusoriamente felice, il parallelo tra i ruoli dei 9 pupazzi e alcune inclinazioni dell’animo umano (l’1 è l’egoismo, il 2 curiosità, il 3 e 4 sono la memoria storica, ecc.), la perizia con cui sono girate le scene piú dinamiche, ecc.
Certo non tutto è perfetto, ad esempio le bambole 5, 6 e 9 sono molto simili tra loro tanto che più volte Riccardo mi ha chiesto quale fosse la numero 9, ma nel complesso il film dà prova di indubbia originalità e di ottima fattura. Il motivo per cui non è stato distribuito nelle sale italiane rimane un assoluto mistero.

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