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Ribelle, anche la Pixar inciampa


Ribelle, anche la Pixar inciampa

Tema anacronistico, storia debole e personaggi maschili eccessivamente sciocchi. Dov'è finito il coraggio della casa di Toy Story?

di Luca Maragno 12/10/2012

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«La storia è l’aspetto più importante per noi. Le tecniche di animazione che usiamo sono sempre al servizio della storia». Sono parole di John Lasseter, fondatore della Pixar. E, aimé, subito smentite dal suo ultimo film. Di tutti i capolavori prodotti da Pixar, infatti, Ribelle – The Brave è quello che appare piú debole proprio dal punto di vista narrativo.
Sul fronte tecnico bastano cinque minuti per capire quanto in termini di animazione, design e dettagli, la Pixar sia un passo avanti a tutti: la chioma rossa della protagonista sembra vivere di vita propria, le higlands scozzesi sono un mondo che richiamano in modo efficace le icone che tutti conosciamo, castelli, boschi, kilt, Stonenge, ecc.
Peccato che tutto ció serva a raccontare una storiellina deboluccia, dove manca un vero e proprio antagonista e costruita tutta attraverso una serie di sketch che non lasciano tregua e che soffocano completamente i (pochi) momenti drammatici o avventurosi.
La protagonista si ribella alla madre che vuole organizzarle la vita e il matrimonio. Il tema è interessante ma lo scontro generazionale madre-figlia oggigiorno si è evoluto dalla tematica matrimoniale e suona davvero lontano da noi e anacronistico sentire parlare di nozze organizzate, tanto che non è neanche messo in discussione dallo spettatore chi possa avere ragione in merito…
La “ribellione” poi, passa da una disobbedienza neanche poi così “forte”: Merida partecipa e vince il torneo organizzato per “eleggere” il suo sposo, mandando quindi tutto a monte. Ai miei occhi non appare un atto così coraggioso o ribelle da giustificare il titolo.
I maschi se ne escono a pezzi: sono tutti degli stupidotti (il re-padre è incapace di fare alcunché senza la moglie e intrattiene il popolo facendo praticamente il buffone di corte), se non addirittura completamente decerebrati come i pretendenti alla mano di Merida (uno addirittura quando parla emette dei suoni che nessuno comprende dall’inizio alla fine del film).
È anche l’escatomage per far emergere la protagonista, tutto sommato una ragazza mediocre, che appunto sembra una fuoriclasse ma solo perché circondata da inetti.
Dopo aver mostrato a tutto il mondo un nuovo modo di fare i cartoni animati attraverso il digitale, soprattutto grazie a storie in grado di parlare a grandi e piccini e di commuovere milioni di persone, la Pixar oggi si trova di fronte al paradosso di inseguire la concorrenza invece di continuare a fare da apripista. Come altro interpretare, infatti, la svolta “comica” di questo The Brave, dove ci sono streghe con la “segreteria telefonica” e dove addirittura spuntano anche personaggi-spalla giá pronti per dei simpatici spin-off? Cosa altro sono, infatti, i tre fratelli di Merida se non l’ennesima versione di Scrat de l’Era Glaciale o dei pinguini di Madagascar (e pure meno simpatici)?
Caro Lasseter, è vero, la storia è l’elemento più importante. Non basta, peró, dirlo soltanto.

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