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Movie ECo, i film con l’età consigliata


Movie ECo, i film con l’età consigliata

Nel 2012 e da una industria avanzata come è quella del cinema ci si aspettano strumenti moderni per aiutare i genitori a scegliere i film per i loro figli.

di Luca Maragno 25/09/2012

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Quali sono gli strumenti a disposizione dei genitori per scegliere in modo consapevole quale film portare a vedere i propri figli? Ainoi assai pochi. Arrivati nella sala cinematografica non c’è più nulla che venga in aiuto delle famiglie. Non parliamo poi della televisione o degli scaffali delle videoteche. C’è il vietato ai minori di 14 e 18 anni, per legge, che fa da spartitraffico, ma è assai grossolano. Nel 2012 e da una industria avanzata come è quella del cinema ci si aspettano degli strumenti più moderni. Quali? Un buon esempio ce lo fornisce il mondo dei videogiochi, ovvero il PEGI. Cos’è? Così viene descritto dal sito ufficiale:

Le classificazioni in base all’età sono sistemi utilizzati per garantire che forme di intrattenimento quali film, video, DVD e giochi per computer siano chiaramente etichettate per il gruppo d’età per il quale sono più adatte. Le classificazioni in base all’età forniscono indicazioni ai consumatori (in particolare ai genitori), e li aiutano a decidere se acquistare o meno un particolare prodotto.
La classificazione presente su un gioco conferma che esso è adatto a giocatori di età superiore a quella indicata. Di conseguenza, un gioco classificato come PEGI 7 è adatto solo a bambini di età superiore a sette anni e un gioco classificato come PEGI 18 è adatto solo ad adulti di 18 anni e oltre. La classificazione PEGI prende in considerazione l’adeguatezza di un gioco a una determinata fascia di età e non il livello di difficoltà.

Interessante no? Un po’ come per i giocattoli, su ogni videogame è indicata un’età consigliata: 3, 7, 12, 16 o 18 anni.
Quasi tutti i cartoni animati non sono vietati né ai minori di 14 né ai minori di 18 anni, ma questo non vuol dire che siano adatti a tutte le età, anzi.
Il sistema PEGI non è solo un indicatore di età consigliata, è andato molto oltre e in questo è davvero uno strumento moderno. Utilizza infatti anche una serie di simboli che chiama “descrittori”. Ecco come li definisce:

I descrittori presenti sul retro della confezione indicano i motivi principali per cui un gioco è stato classificato in un determinato modo. Vi sono otto descrittori: violenza, linguaggio scurrile, paura, droga, sesso, discriminazione, gioco d’azzardo e gioco on line con altre persone.

Con un colpo d’occhio, insomma, il genitore può farsi un’idea dei contenuti del prodotto e dell’età consigliata e poi decidere se è adatto a suo figlio.
Il sistema funziona perché è un’autocertificazione dell’industria: lo sviluppatore/produttore compila un modulo per ogni videogioco che poi viene sottoposto a un esame. Le classificazioni poi vengono controllate a livello europeo (il PEGI è solo per il vecchio continente) da L’Istituto olandese per la classificazione dei mezzi audiovisivi – (NICAM – Netherlands Institute for the Classification of Audio-visual Media) e il Consiglio per le norme video (Video Standards Council – VSC) che sono gli amministratori del sistema PEGI.
Ci aspetteremmo che anche il cinema adotti uno strumento moderno come il PEGI, ma fino ad oggi non solo non è avvenuto, ma neanche se ne è parlato. Perché? Innanzitutto i videogiochi sono un media più giovane del cinema e hanno dovuto affrontare la realtà con mezzi più moderni per forza di cose. Il cinema invece si è appisolato su meccanismi vecchi di cent’anni che non si rinnovano e che nessuno ha voglia di toccare a meno che non si presentino dei problemi concreti. Eppure migliorare la qualità della fruizione è un aspetto che tutta l’industria, produttori, distributori ed esercenti di sale cinematografiche, dovrebbero avere a cuore.
Poi c’è anche un altro fattore, più determinante, ovvero il rischio di vendere meno biglietti.
Il videogame è materia oscura per molto “grandi” e l’esperienza videoludica non viene condivisa nella maggior parte dei casi, quindi per lo più i genitori o si disinteressano o ignorano i contenuti di un videogame tanto che il bambino può chiedere di avere GTA con successo (è un videogioco addirittura vietato ai minori di 18). Per il cinema è tutta un’altra storia. Si va di solito in sala accompagnati dai genitori e si condivide l’esperienza. Se un genitore vedesse un “consigliato a 7 anni o più” sulla locandina di un film e avesse un bimbo di 5 anni probabilmente non entrerebbe al cinema. Questo discorso è giustificabile, ma vale anche il suo contrario. Pagare per entrare a vedere un film che si pensa vada bene per il proprio figlio, e poi scoprire che non è adatto durante la visione, fa vivere un’esperienza negativa. Con il problema di portare fuori dalla sala un figlio che invece magari vuol restare o addirittura di passare due ore noiose per tutti. La prossima volta questo spettatore ci penserà molto bene prima di spendere i molti euri che servono per portare al cinema la famiglia.
Seguendo l’esempio del PEGI, Movie for Kids propone una “etichetta” utile per i genitori, per poter comprendere a colpo d’occhio quali sono i contenuti di un film. L’abbiamo chiamata Movie ECo (acronimo che sta per Età COnsigliata) e offre sei parametri: Violenza, Paura, Volgarità, Sesso, Età consigliata e Fattore Artax.
Per ciascuno dei primi quattro elementi si sono individuati 6 livelli (da 0 a 5). Il concetto di fondo è che sia da classificare non il livello dell’effetto del film sugli spettatori, che è molto se non del tutto soggettivo ma il livello degli elementi che dovrebbero scatenare un determinato effetto, che sono invece nettamente più oggettivi. Per “violenza” per esempio si va da un livello 0 dove non c’è nessun tipo di violenza, né fisica, né psicologica, con film come Barbapapà, al livello 5, con la violenza parossistica di Sin City o Salvate il soldato Ryan. Per approfondire l’argomento vi rimandiamo allo schema apposito.
L’età consigliata invece “assegna” un’età minima per la visione del film secondo queste fasce: 3+ (tre anni o più), 7+, 12+.
L’ultima caratteristica, invece, è un “livello di drammaticità”: leggi “Il fattore Artax
Qui i parametri spiegati in dettaglio.

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