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Me & Toons, chi l’ha detto che i cartoni sono solo per i bambini?


Me & Toons, chi l’ha detto che i cartoni sono solo per i bambini?

Dario Moccia vi porta alla scoperta de La Tartaruga rossa (in sala dal 27 al 29 marzo) e di altri affascinanti film d’animazione “per grandi”

di Dario Moccia 1/03/2017

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Finalmente, questo mese, esce anche in Italia La tartaruga rossa, il film d’animazione di Michaël Dudok de Wit che vanta la produzione dello Studio Ghibli, la famosisima casa di produzione giapponese che ha tra le sue fila Hayao Miyazaki, Isao Takahata e Toshio Suzuki. Ho avuto la fortuna di vedere quest’opera in anteprima e ne sono rimasto colpito molto positivamente.

Iniziamo col dire che La tartaruga rossa non è assolutamente un film animato come il grande pubblico lo intende, ma proprio per questo motivo, la pellicola può diventare la giusta occasione per far avvicinare anche gli spettatori adulti al genere così da fargli capire che questa tecnica cinematografica è stata creata anche per loro, senza nessuna controindicazione per i più piccoli. Andiamo con ordine.

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Il primo lungometraggio di Dudok de Wit è privo di dialoghi. L’intenzione e l’espressività dei personaggi che vediamo sullo schermo sono date dai gesti, dalle movenze e dagli svariati suoni che servono da commento alle vicissitudini in cui si imbattono un naufrago e coloro che lo accompagnano nel suo percoso di sopravvivenza su un’isola deserta. Le musiche di Laurent Perez del Mar sono toccanti e si fanno sicuramente sentire, ma il regista non disdegna anche un ampio uso del silenzio, adattissimo quando vuol premere sul concetto di solitudine che vive inizialmente il nostro misterioso superstite. Uso l’aggettivo “misterioso” non a caso, dato che l’incipit della trama lo è di sicuro.

Il naufrago arriva sull’atollo trasportato dalle onde ma non sappiamo né da dove arriva né in che anno siamo. Fin da subito il protagonista cerca un modo per fuggire ma una grossa tartaruga rossa distrugge ripetutamente la sua zattera obbligandolo a tornare sulla riva per ricominciare a ricostruire tutto da capo. Questa misteriosa creatura sembra costringerlo a rimanere nella sua condizione di prigioniero all’aria aperta, e solo quando il protagonista gonfio di rabbia deciderà di affrontarla questa gli rivelerà la sua vera natura: dal guscio ormai crepato nasce una bellissima donna. Non vi rivelerò altro, anche se a dir la verità aspettarsi colpi di scena da un film come questo non è la scelta più saggia. La Tartaruga Rossa basa la propria potenza espressiva sulla ricercatezza dell’immagine, dello stile e della regia. La storia di questo piccolo nucleo familiare che si viene a creare in maniera imprevista e magica, nel silenzio di un paradiso terrestre lontano dalla civiltà, è un susseguirsi di scene di vita quotidiana ben precise, che rincorrono il simbolismo costantemente.

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I disegni tipicamente europei, che ricordano inevitabilmente i personaggi più famosi del fumetto franco-belga, si prestano divinamente per i grandi totali e i piani sequenza con cui Dudok de Wit ama raccontare la sua grande metafora della nascita, la crescita e le avversità che ci mette di fronte la vita. Una regia che si prende il suo tempo ma che comunque non annoia mai, dato che riesce ad affascinare lo spettatore con la sorte del naufrago e di chi lo accompagna in questo viaggio semplice ma immensamente concreto nel suo svilupparsi. Affascinante anche il connubio tra Occidente e Oriente, forse la qualità più evidente del film. Il primo è rappresentato da sfondi e animazioni puliti, che fanno della semplicità delle linee un vanto tutto francese, mentre per sentire l’influenza del Ghibli dobbiamo assaporare ogni elemento surreale che vediamo nel dipanarsi della storia.

Non è strano che lo studio giapponese, non solito a collaborazioni simili, abbia voluto incentivare il lavoro del regista francese. I sogni e gli episodi fantastici messi in scena da Dudok de Wit hanno il sapore di chi è sempre stato innamorato delle fiabesche visioni di Takahata e Miyazaki, con una spruzzata di cinema felliniano tanto amato da quest’ultimo, ma con un riserbo che le inquadra in una dimensione più terra-terra. La tartaruga rossa è un film d’animazione atipico, avanti anni luce rispetto alle produzioni colossali americane, ma incasellato tra le altre pellicole francesi di questo stampo. Il regista è in grado di insegnare a grandi e piccini il significato della vita, con annesse gioie e dolori, con un metodo apparentemente banale ma a cui nessuno penserebbe: semplicemente la descrive per com’è. Una metafora priva di metafore, una morale senza moralismi, il percorso impervio di alcune semplici persone che scoprono quanto sia importante restare uniti indipendentemente dal posto in cui si vive. Io so che è ancora difficile convincere le grandi masse di adulti, piuttosto scettiche nei confronti di un’animazione “per grandi”, ad andare al cinema per vedere questo film, ma vi assicuro che il regista sta parlando proprio al vostro cuore.

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Ogni situazione è stata realizzata perché proprio voi la capiate. Perché l’avete già vissuta, sapete di cosa l’autore sta parlando e potete immedesimarvi totalmente nel racconto. In più il macro-tema della famiglia potrà permettervi di vedere un prodotto del genere anche in compagnia dei vostri figli, che sicuramente rimarranno affascinati dalla poesia di questo cartone. Ci sono tantissimi altri esempi di film con lo stesso potere: L’illusionista di Sylvain Chomet, la malinconica e romantica storia dietro alla figura del grande comico francese Jacques Tati, oppure il più leggero Appuntamento a Belleville, sempre dello stesso regista. Le stagioni di Louise permette invece a voi genitori di rivivere in maniera surreale e toccante i momenti più felici della vostra infanzia, mentre i bambini, che stanno proprio vivendo quel periodo, semplicemente si rivedranno nel cartone. Infine, La storia della principessa splendente di Isao Takahata riesce sicuramente ad ammaliare il pubblico di ogni età con le suggestioni tipicamente orientali che solo una fiaba tradizionale giapponese senza tempo può trasmettere. Questi film, proprio come La tartaruga rossa, sono tutti un lasciapassare per un mondo vastissimo, che rappresenta una valida alternativa ai film considerati “normali”. Spero possiate goderne anche voi ometti!

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Dario-MocciaDopo essersi diplomato al liceo artistico di Pisa “F. Russoli” e alla LABA di Firenze, inizia a usare YouTube per condividere la sua grande passione per tutto ciò che riguarda il fumetto e l’animazione. Negli ultimi anni ha intervistato molti autori, organizzato conferenze in tutta Italia, scritto prefazioni e adesso, sulle pagine di Best Movie, tiene una rubrica su quelli che una volta si chiamavano cartoni animati.

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