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Il Signore degli Anelli, il cartoon dimenticato


Il Signore degli Anelli, il cartoon dimenticato

Alcune delle tematiche proposte nei famosi romanzi di Tolkien vengono ripresi anche nel primo adattamento cinematografico della saga: un cartone animato del 1978

di Luca Maragno 28/11/2012

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Tra pochi giorni uscirà al cinema Lo Hobbit – Un viaggio inaspettato, primo film di una trilogia annunciata che porterà sul grande schermo il romanzo di Tolkien prequel de Il Signore degli Anelli. Inutile dire quanto il lavoro del regista Peter Jackson abbia appassionato milioni di fan in tutto il mondo, che attendono con ansia di tornare al cinema per immergersi nuovamente nella Terra di Mezzo.
Pochi sanno, invece, che Il Signore degli Anelli fu portato al cinema molto prima dell’arrivo di Peter Jackson, ovvero nel 1978. Si tratta di un cartone animato straordinario, che in qualche modo ridimensiona completamente l’opera di Jackson. Il quale, è evidente, ha preso generose ispirazioni, sia per il look di certi personaggi e luoghi (Gollum e gli hobbit sono identici per esempio), sia per l’impianto della sceneggiatura.
Per quanto riguarda la messa in scena (tra gli animatori c’era anche un giovane Tim Burton), il cartoon abusa di una tecnica che “dipinge” le immagini di ripresa reale mescolandole ai disegni dell’animazione classica. Questo “trucco” venne usato soprattutto per le scene di battaglia, che all’epoca sarebbe stato complesso animare fotogramma per fotogramma. Il risultato è qualcosa di molto intrigante dal punto di vista visivo e ha permesso di creare un cartone “adulto” come ce ne erano pochi per l’epoca. Gli orchi e gli spettri fanno davvero paura. In generale i toni del film sono molto “caldi” e probabilmente più pertinenti alla dimensione del genere fantasy rispetto al “freddo” digitale della trilogia di Jackson.
Il libro, e quindi i film, ha un sacco di spunti e livelli di lettura. Quelli più interessanti per chi scrive sono i seguenti.
La corruzione che accompagna ogni forma di potere. Meno sei potente e meno sei corruttibile (e infatti l’anello lo porta un hobbit, la razza più improbabile). Chi ha il potere viene descritto come se fosse un “tossico”, distrutto dal terrore di perderlo, perennemente in astinenza e in continua ricerca di esso (Frodo che accarezza l’anello, Gollum e Sauron che lo bramano), logorati nel fisico e nella mente solo nel detenerlo senza mai neanche esercitarlo o esercitandolo di rado. I saggi e potenti lo evitano consci di tutti i rischi (Gandalf e Galadriel lo rifiutano).
Il potere è riassunto in un oggetto che può rappresentare la tecnologia in generale. La quale dà potere (le armi in primis, sono il principale motore tecnologico della Storia dell’Uomo) e che qui viene rifiutata in toto. La scelta è di distruggere il potere (la tecnologia), perché nessuno è in grado di domarla. Quindi un rifiuto totale dell’era post-industriale in cui viviamo e una nostalgia della vita rurale di un tempo, più vicina a un modello di esistenza armonioso con la natura. L’alternativa proposta, infatti, è la Contea degli Hobbit, ovvero la vita tranquilla di campagna.
Purtroppo il cartoon si ferma al fosso di Helm – il seguito non fu mai fatto ufficialmente anche se in realtà esiste un film per la tv del 1980 che vorrebbe esserne il sequel ma che chi scrive non ha visto – per scarso successo di pubblico. Pur essendo “monco” lo segnaliamo anche perché si tratta di un film più accessibile, lo consigliamo ai 7+, mentre i film live action ai 12+. Un ottima occasione, insomma, per avvicinare anche i più giovani al mondo fantasy di Tolkien.
Qui la scheda de il cartone animato de Il Signore degli anelli 

 

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