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Il fattore Artax


Il fattore Artax

Il senso drammatico delle storie è un valore importante nei prodotti di intrattenimento per bambini. Ecco perché c'è sempre meno nei film di oggi e perché vale la pena cercarlo.

di Luca Maragno 25/09/2012

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Artax è il nome del cavallo del protagonista della Storia Infinita. Per chi non lo conoscesse, è un libro di Michel Ende da cui è stato tratto un film fantasy nel 1984. E’ un racconto splendido per i bambini, vi si narrano le avventure del mondo di Fantasia minacciato dal Nulla. A un certo punto Artax, il bel cavallo bianco che ha accompagnato Atreiu, il bambino protagonista, in tutte le sue avventure, muore inghiottito dalle sabbie mobili in una straziante sequenza. Impossibile non commuoversi per un adulto, figuriamoci un bambino.
Questo senso altamente drammatico, che ci piace chiamare “il fattore Artax” purtroppo oggi è ormai quasi completamente perduto nei prodotti di intrattenimento per i bambini. Il senso drammatico delle storie è purtroppo spesso assente nei nuovi cartoni animati.
Prendiamo per esempio l’ultimo decennio: tutti i cartoni Pixar possono essere annoverati tranquillamente nel genere commedia, da Toy Story a Monsters, da Gli incredibili a Cars. L’era Glaciale, Kung Fu Panda e Madagascar sono tre brand che fanno degli sketch il loro punto di forza, tanto che i personaggi comici secondari come lo scoiattolo Scrat o i pinguini superano in notorietà i protagonisti. Per arrivare poi alla saga di Shrek, una vera e propria parodia. Eppure se si guarda solo al decennio precedente il senso drammatico delle storie era assai presente, ce ne accorgiamo subito quando tornano in sala film come Il re leone, con scene strazianti. Cosa sta succedendo ai prodotti di intrattenimento per i bambini?
Da un certo punto di vista l’abbandono del “fattore Artax” è logico. Il dramma, è uno scoglio che rende più difficoltosa la fruizione. Ormai tutto fa parte di un sistema produttivo votato alla vendita e ciò vale anche per i cartoni animati.
Puntare sulla commedia è una strada facile per appiattire la fruizione a un livello accessibile a un maggior numero di persone, grandi e piccole. Succede per i cartoni animati (il confronto tra Bambi e L’era glaciale o Shrek, è un esempio lampante), ma succede anche nella produzione di intrattenimento per tutte le fasce di età: i supereroi diventano comici (Iron Man, The Avengers), gli eroi anni ’80, che tanto si prendevano sul serio (Bruce Lee, Rambo, Rocky & Company), oggi sono ironici e fanno il verso a sé stessi (The Expendables), le storie d’amore piene di passione hanno lasciato la strada a centinaia di commedie che sono una la fotocopia dell’altra se non addirittura il clone (Amici di letto e Amici amanti e…). Ma la ricerca di un box office più facile non può essere l’unica spiegazione di questo cambiamento.
Va anche tenuto conto che far ridere è più semplice che far piangere narrativamente parlando. E poi, soprattutto, è anche meno “pericoloso” quando ci sono di mezzo i bambini. Un bambino triste per la morte di un cavallo non sembra un bambino “a posto”. Meglio farli ridere e farli stare bene, soprattutto in un mondo in cui i bambini vengono lasciati spesso soli davanti alla tv: immaginatevi la preoccupazione di un genitore che scopre il figlio piangere da solo sul divano.
A questo punto potremmo anche lasciar perdere il “fattore Artax”, sono bambini, lasciamoli sereni.
Il problema è che la fiction, in tutte le sue forme, pensiamo anche alle fiabe tramandate oralmente, è metafora della vita reale. In qualche modo prepara in modo soft, attraverso il racconto, il bambino (e anche l’adulto) ad affrontare poi le esperienze reali. E la realtà non è (solo) una commedia.
Con questo non vogliamo certo dire che desideriamo che i nostri figli piangano quando vedono i cartoni animati. Crediamo, però, che nella scelta dei film da proporre sia meglio indirizzarsi verso quelle storie che offrono una gamma variopinta di emozioni: paura, tensione, anche dolore, oltre che a simpatia ed esaltazione. Per questi motivi abbiamo deciso di proporre come caratteristica costante delle recensioni di Movie for Kids anche il “fattore Artax”, ovvero una scala numerica da 0 a 5 che indica quanto il senso del dramma è presente nel film. Quanto, insomma, il film è in grado di proporre anche temi seri, riflessioni, suggerimenti, emozioni e quindi riesce a essere qualcosa che va oltre il semplice intrattenimento. Per capire nel dettaglio i valori del “Fattore Artax” vi rimandiamo alla sezione Movie ECo.

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