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Hayao Miyazaki, la poesia della crescita


Hayao Miyazaki, la poesia della crescita

Andrea Fontana, autore del volume La bomba e l'onda - Storia dell'animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima, spiega come il cinema di Miyazaki si fonda su uno scontro tra il desiderio dell'infanzia e la necessità dell'età adulta, ovvero sulla crescita

di Andrea Fontana 29/04/2013

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Il 24 aprile è uscito nei cinema italiani Kiki – consegne a domicilio, opera del maestro Hayao Miyazaki datata 1989. Piccolo gioiello dell’animazione giapponese, è l’ennesimo esempio di come il cinema di Miyazaki si fondi su uno scontro tra il desiderio dell’infanzia e la necessità dell’età adulta. Da questo scontro ne scaturisce una sintesi: la crescita. Ed è la crescita il perno su cui tutto il lavoro di Miyazaki si basa, la crescita intesa come processo attraverso cui abbandonare un mondo accogliente e acerbo per abbracciare quello ben più difficile e scomodo dell’età adulta, dove il trauma del cambiamento è sempre smorzato da un pizzico di magia, la quale diventa il tramite, la camera di compressione di tale passaggio.
Sin dall’opera omnia dell’autore giapponese, Conan il ragazzo del futuro, le avventure di Conan e Lana fungono da trampolino di lancio per la ricostruzione di un mondo devastato dalla follia militarista dell’uomo. Tematiche simili appaiono in Laputa – Castello nel cielo, ma è Il mio vicino Totoro ad assumere il ruolo di manifesto miyazakiano della crescita. Le due bambine protagoniste, trasferitesi in campagna con il papà e in attesa che la madre, ricoverata in ospedale, stia meglio per raggiungerle, fanno la conoscenza di un mondo fantastico il cui protagonista assoluto è un enorme e simpatico essere peloso, Totoro. Con lui impareranno ad apprezzare il mondo nella sua purezza e, attraverso questa esperienza magica, abbandoneranno una fetta della spensieratezza che è la caratteristica prima dell’infanzia. La crescita, in Miyazaki, passa anche con una trasformazione fisica, che è chiaramente metaforica. In Porco Rosso, La città incantata, Il castello errante di Howl e Ponyo sulla scogliera i protagonisti (o, nel caso di La città incantata i genitori della piccola Chihiro) sperimentano la crescita per mezzo della perdita del sé. Il proprio corpo si tramuta, cessa di essere quello di prima. In Porco Rosso, Marco Pagot diventa un maiale; la Sophie di Il castello errante di Howl da giovane diciottenne si trasforma, a causa di un maleficio, in una vecchia acciaccata; Ponyo da bambina-pesce diventa essere umano. Tutti, alla fine delle loro rispettive esperienze, recuperano la propria forma umana, come in una sorta di processo tramite cui abbandonare un universo per abbracciarne uno nuovo, come si diceva dall’infanzia all’età adulta o, più semplicemente, da una condizione di rifiuto a una di maggiore consapevolezza del proprio ruolo nel mondo. La stessa Kiki, protagonista del film appena distribuito da Lucky Red, è una giovane strega che deve affrontare un vero e proprio training formativo. Ma la vera crescita avviene, come sempre, con le esperienze umane, con la scoperta dell’amore, dell’amicizia, anche con le delusioni e la paura. Kiki è l’eroina di Miyazaki che, forse più di tutti, incarna lo spirito della crescita: in lei convivono quell’innocenza e quella forza che sono il tratto tipico di chi intende meravigliarsi del mondo attraverso la scoperta di sé.

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la-bomba-e-l'ondaAndrea Fontana è autore del libro La bomba e l’onda – Storia dell’animazione giapponese da Hiroshima a Fukushima. Il volume ripercorre settant’anni di Storia dell’animazione giapponese ponendola in relazione con quella del Paese che l’ha prodotta. In che modo, dunque, gli eventi storici, politici, economici e sociali hanno influenzato l’evoluzione dei cosiddetti anime? Racchiuso all’interno di due eventi cardine, ossia le bombe atomiche di Hiroshima e di Nagasaki e lo tsunami del 2011 (al quale si aggiunge il disastro nucleare di Fukushima), La bomba e l’onda passa in rassegna centinaia di produzioni televisive e cinematografiche, analizza le poetiche e le ossessioni dei più importanti autori di animazione nipponica, da Hayao Miyazaki a Mamoru Oshii, da Hideaki Anno a Katsuhiro Ôtomo, individua corsi e ricorsi storici che hanno segnato in maniera indelebile le generazioni che negli anni si sono susseguite. Ma ciò che conta è che nello studio di ciò che intercorre fra il reale e la sua riproduzione emerge con forza un universo visionario fatto di colori, fantasia, mondi futuribili, passati possibili. Resta, in pratica, l’emozione di una purezza che è propria della poesia animata.

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