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Cenerentola, la più moderna delle principesse


Cenerentola, la più moderna delle principesse

Il personaggio, portato sul grande schermo da Disney in versione animata già nel 1950, non è una vittima né una donna passiva in attesa del principe azzurro. Ecco perché la favola di Cenerentola è ancora oggi un film che insegna alle donne ad essere forti e coraggiose

di Irene Rosignoli 8/03/2015

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Dopo più di un anno dall’uscita di Frozen – Il regno di ghiaccio, la “Frozen mania” non accenna a diminuire. Questo incredibile fenomeno non è dovuto solo al martellante ritornello di Let It Go o alla simpatia del dolce pupazzo di neve Olaf. Frozen piace anche e soprattutto perché le due protagoniste sono eroine come non se ne vedevano da tempo. Anna è una ragazza coraggiosa con una fede incrollabile e testarda nella forza dell’amore (e sarà proprio questa sua forza a salvare sia lei che la sorella nel finale), mentre Elsa lotta contro i suoi stessi demoni pur di proteggere le persone che le stanno a cuore. Sono due donne vere e realistiche da prendere come modello. Ma anche le altre recenti principesse Disney e Pixar non scherzano: Tiana lavora giorno e notte per realizzare il suo sogno, senza mai perdere di vista ciò che è veramente importante: l’amore; Rapunzel è uno spirito libero con il desiderio di sfuggire a tutte le catene che le sono state imposte; Merida è un’adolescente ribelle che vuole vivere a modo suo, senza curarsi dell’etichetta di corte.

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Di fronte a tali esempi, così ben riusciti e ormai così impressi nell’immaginario collettivo, è normale che le “vecchie” principesse passino in secondo piano. E se Ariel, Belle o Pocahontas vengono comunque ricordate con affetto dai fan, la situazione è ben diversa per le prime tre fanciulle create dallo stesso Walt Disney: Biancaneve, Cenerentola e Aurora. I film Disney vengono spesso letti con superficialità; ecco perché, con l’emergere di nuovi modelli, queste tre principesse sono diventate quasi un stereotipo. Etichettate come passive, noiose, perennemente in attesa del principe azzurro, incapaci di risolvere i loro problemi senza l’aiuto di una figura maschile, Biancaneve e co., insomma, sono simboli di un’età ormai passata, da accantonare, se non da bollare come negativa e sbagliata per le nuove generazioni. La questione sembra interessare in modo particolare la Disney, che forse anche per questo ha ritenuto necessario realizzare un nuovo film di Cenerentola (in uscita il 12 marzo) per attualizzare il personaggio e farlo conoscere in una nuova veste più moderna alle giovanissime generazioni.

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Eppure basta un po’ più di attenzione per accorgersi che il buon Walt Disney ci vedeva bene. Era, anzi, sempre un passo più in là dei suoi contemporanei, e un po’ dispiace che il significato del suo Cenerentola si sia cristallizzato in uno stereotipo dopo tutto questo tempo. Perché se c’è qualcosa che Cenerentola proprio non è, è la fanciulla in attesa di essere salvata dal maschio di turno.
A dir la verità, la nostra protagonista non ha mai pensato al principe. Nel Classico Disney questo è ben evidenziato nella contrapposizione con le sorellastre: mentre loro si recano al ballo con la speranza di poter accalappiare un buon partito, per Cenerella si tratta “solo” di un vero e proprio sogno a occhi aperti. La festa simboleggia per lei la libertà, la possibilità, almeno per un giorno, di potersi divertire come tutte le sue coetanee, ma non è una via d’uscita. Non penserebbe mai di sfruttare l’occasione per chiedere aiuto o per scappare dalla sua misera situazione. Vive il ballo come un sogno (e come un sogno lo disegnano i sapienti animatori della Disney), a tal punto che non si accorge nemmeno che l’uomo che ha conosciuto e di cui si è innamorata è proprio il principe. Quando suona la mezzanotte, come le aveva anticipato la Fata, si risveglia e accetta di buon grado il ritorno alla normalità. Non desidera altro.

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Cenerentola subisce, è vero. Non è ancora (e come potrebbe esserlo?) una Merida in grado di ribellarsi e fuggire di casa. Ma è forte. Nel suo animo, non è una vittima. Nonostante la cattiveria e il bullismo che subisce dalla padrona di casa, mantiene la sua dignità, la sua eleganza e soprattutto l’intima bontà che la contraddistingue. Sa che confidando nelle sue qualità e nella speranza che ripone nel futuro, un giorno le cose cambieranno. Non si lamenta mai, non ha paura, è fiduciosa. Riesce a ritagliarsi un suo mondo speciale in compagnia dei suoi amici animali dove può liberamente sognare e essere sé stessa. La nostra eroina non cede nemmeno dopo l’oltraggio più grave, quando la matrigna e le sorellastre fanno a brandelli il vestito della sua cara mamma, che i topini avevano con tanta cura sistemato. In apparenza ci sembra crollare, la vediamo piangere e disperarsi, ed è solo con l’aiuto della Fata Madrina che scopriamo la verità.

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Se tu non credessi più a nulla, io non potrei essere qui… e invece eccomi!” le dice sorridendo la buona Smemorina. In questa frase sta la chiave dell’interpretazione del Classico Disney. Non è la Fata a salvare Cenerentola, non sono Giac e Gas Gas (anche se sicuramente senza il loro aiuto sarebbe rimasta rinchiusa in soffitta!) e non è tantomeno il principe, che vediamo sì e no per qualche minuto in tutta la durata della pellicola. La sua forza d’animo e la sua speranza in un futuro migliore non vacillano neanche nel momento più buio: è solo e soltanto questa sua caratteristica che le permette di conquistare la felicità. Cenerentola si salva da sola. E in barba ad Anna e Elsa, lo fa già nel 1950.

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