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Ben 10 e Gormiti, felici e vincenti


Ben 10 e Gormiti, felici e vincenti

Molta tecnologia ma pochissimo dramma: i protagonisti delle nuove serie animate sono veri eroi?

di Demis Biscaro 30/10/2012

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Inauguro la mia partecipazione a questa sezione del sito riportando un paio di osservazioni a proposito della recensione sulla serie TV Ben 10 in cui Luca Maragno stigmatizza l’uso di gadget tecnologici da parte di un protagonista “senza qualità”, privo cioè di qualsiasi caratteristica distintiva che lo renda in qualche modo speciale e dunque meritevole di ricevere ulteriori poteri.
Personalmente non considero un elemento intrinsecamente negativo il fatto che che senza gadget Ben 10 sia un ragazzino come gli altri. Se penso agli anime degli anni ’70-’80 numerosi eroi diventano tali in primis proprio grazie a qualche apparecchiatura che li rende unici: dal casco di Hurricane Polymar alle astronavi dei Gatchaman fino ai robot gigante Astroganga, costruito per Charlie dai suoi genitori, e Mazinga Z che Koji Kabuto si trova a pilotare perché progettato e realizzato da suo nonno. Ma gli esempi potrebbero proseguire, in fondo anche Batman combatte i delinquenti a suon di trovate fantascientifiche che ha potuto procurarsi perché miliardario.
Successivamente però gli eroi rimangono tali proprio perché maturano e fanno della tecnologia uno strumento di crescita personale. Così avviene, ad esempio, a Hiroshi di Jeeg e ad Arin di Danguard (per entrambi questi personaggi ci sarebbe poi da fare un discorso a parte sul ruolo tutt’altro che banale del rapporto padre-figlio).
Al contrario se il personaggio non evolve ecco allora che anche i gadget restano cosa morta e la serie stessa diventa ripetitiva e noiosa, ciò che succede ad esempio negli anime del gruppo delle Time Bokan, come Yattaman e Calendar Men. E con questo mi riallaccio alla seconda critica di Luca che invece condivido: se Ben non cresce al procedere della serie ecco allora che il rischio che passi il pessimo messaggio che “si può essere speciali e bravi solo con delle ‘cose’” diventa concreto.

Ciò che invece mi piace meno di Ben 10 è che la serie ha un bassissimo livello di drammaticità. Il protagonista e i comprimari (come pure i ragazzini dei Gormiti, tanto per citare un’altra serie animata recente) non sono personaggi problematici ma risultano perfettamente integrati nel loro mondo. Gli eroi degli anime invece erano uomini e donne profondamente tormentati, a volte addirittura dei reietti, e lo scontro con i nemici molto spesso era la proiezione di una battaglia interiore che il protagonista doveva vincere prima di tutto con sé stesso. In queste nuove serie invece il protagonista non parte da una condizione di disagio per approdare attraverso un percorso travagliato ad una conciliazione: si muove da uno stato di benessere per ritornare circolarmente al medesimo stato di benessere attraverso alcune situazioni avventurose dove però in realtà non si è mai messo in gioco e non ha mai rischiato davvero niente. Anche nei momenti apparentemente piú problematici non si percepisce mai una concreta sensazione di pericolo e l’happy ending è garantito. Ben e i ragazzini dei Gormiti in ogni singolo episodio sono sempre (sempre!) felici e vincenti.

Come se non bastasse, tutti questi nuovi personaggi sono smaccatamente e odiosamente trendy. Ma qualcuno si ricorda com’erano pettinati e vestiti Haram Banjo, Koji Kabuto e Tetsuya Tsurugi?! I costumi e le pettinature degli eroi degli anime erano spesso manifestamente improponibili e contribuivano a rendere ancora piú iconiche le loro figure. Viceversa Ben e compagni sono dei manichini rigorosamente vestiti all’ultima moda, con scarpe e pantaloni giusti che indossano come si deve, atteggiandosi da veri ganzi. Vien da sperare che nessuno li prenda a modello: ma allora che eroi sono?

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