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Walt Disney, l’uomo dietro a Topolino raccontato da Saving Mr. Banks


Walt Disney, l’uomo dietro a Topolino raccontato da Saving Mr. Banks

Alla scoperta di Walt Disney uomo raccontato nel film che ha commosso il mondo intero

di Federica Fratocchi 7/03/2014

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Saving Mr. Banks è uno dei film più toccanti dell’anno ingiustamente snobbato agli Oscar 2014 (avrebbe meritato una nomination almeno l’eccezionale interpretazione di Emma Thompson). Nonostante Tom Hanks interpreti Walt Disney, la pellicola non è basata sulla sua vita, ma racconta un breve periodo, quello legato alla produzione di uno dei suoi capolavori più grandi: Mary Poppins. Anche il bellissimo documentario di Marco Spagnoli Walt Disney e l’Italia – Una storia d’amore si sofferma soltanto su un aspetto della sua arte. Per questo ci è venuta voglia di approfondire la figura di quest’uomo, noto per la sua grande abilità di raccontare le storie attraverso i disegni e la musica ma anche amorevole padre nonché grande uomo d’affari. E per farlo partiamo proprio da Saving Mr. Banks.

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Negli anni ‘40 le sue figlie Diane Marie e Sharon Mae erano poco più che dodicenni e la loro attenzione, come quella di tanti altri bambini in quel periodo, era tutta rivolta al famoso romanzo Mary Poppins scritto dalla brillante P. L. Travers. Anche Walt ne rimase affascinato e promise loro che avrebbe letteralmente dato vita ai personaggi del loro libro preferito. Da questa promessa fra un padre e le sue figlie, nacque la lunga trattativa che Disney affrontò per quasi 20 anni con l’autrice, fulcro di tutto il film.
Saving Mr Banks è in assoluto il primo film in cui viene rappresentato Walt Disney in persona grazie alla trasformazione di Tom Hanks: «Tom si è fatto crescere i baffi veri, ha lavorato molto sulla sua voce, sul modo in cui cammina, la posizione del corpo, il modo in cui tiene le mani, il modo in cui si tocca i baffi. Come si esprime e fa scivolare le frasi. Ai miei occhi è semplicemente diventato Walt Disney e ne sono rimasto completamente sbalordito» ha dichiarato il regista John Hancock.
Tom ha insistito fortemente per poterlo rappresentare in ogni suo pregio e difetto e ha fatto molte pressioni alla produzione per poter mostrare un lato di Walt tenuto nascosto: aveva l’abitudine di fumare (morì infatti di cancro ai polmoni nel 1966), ma mai in pubblico per non incoraggiare le brutte abitudini e perché non voleva danneggiare la sua immagine, soprattutto davanti ai bambini.

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La Disney, nonostante la paura che il fumo non fosse appropriato in un film per famiglie, ha ceduto all’insistenza dell’attore e gli ha concesso un’inquadratura in cui spegne un sigaro. Inoltre, viene anche sottolineato un dettaglio interessante: a Walt Disney non piaceva affatto essere chiamato “Signor Disney” perché, secondo lui, quello era il nome di suo padre. Lui preferiva farsi chiamare per nome, soprattutto dai suoi dipendenti.
Durante la sua interpretazione, uno dei momenti più emozionanti è sicuramente il dialogo finale fra i due protagonisti, in cui si nota una reale commozione sul volto di Tom che si è calato perfettamente nel personaggio. In questa scena vengono svelati dei momenti importanti che riguardano l’infanzia di Walt: fin da piccoli, lui e suo fratello Roy, consegnavano giornali per conto del padre Elias Disney, proprietario di una ditta per la consegna di quotidiani. Era molto intransigente e per risparmiare evitava di assumere garzoni, così chiedeva ai suoi due figli di lavorare dopo scuola e dopo cena, anche negli inverni più rigidi. Mille copie al giorno da consegnare e un’incredibile quantità di freddo che penetrava nelle ossa.
È meglio che ti sbrighi Walt, porti quei giornali sotto quei portici e davanti a quelle porte o papà perderà di nuovo le staffe e ti farà vedere la fibbia della cinghia!
Walt nel corso della sua vita è riuscito a lasciarsi alla spalle il suo passato, ma non c’è stato giorno che non abbia ripensato a quel bambino di 8 anni che consegnava giornali infreddolito e a suo padre con la cinghia in mano… ma nonostante tutto ha amato ed ammirato il padre ed è stato sempre convinto che la sua vita fosse davvero un miracolo.
Probabilmente è per questo motivo che nelle sue opere c’è così tanta spensieratezza ed allegria: sarà stato forse un motivo per riscattare i tempi difficili che ha trascorso?

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Dopo Oswald il coniglio fortunato, strappatogli dall’Universal (e di cui la Disney ha riacquistato i diritti solo nel 2006) il personaggio di Topolino è stato una svolta nella vita di Walt e il seme che ha coltivato con passione facendo crescere il grande regno che tutti noi oggi amiamo.
Senza contare che, nato il 5 dicembre 1901 e morto nel 15 dicembre 1966, ha vissuto in pieno la seconda guerra mondiale, durante la quale, l’unico fumetto sopravvissuto e scappato alla censura fu proprio Topolino perché ritenuto un ottimo divulgatore di valori etici e morali.
Chi la pensa diversamente è invece Maryl Streep, che durante la cerimonia dei Golden Globe 2014 alla presentazione del premio ad Emma Thompson per Saving Mr. Banks, ha attaccato con dure parole la figura di Walt Disney: «Era un misogeno antisemita e appoggiava un gruppo impegnato a fare azione di lobby nella nostra industria contro gli ebrei». E proseguendo ha affermato: «Le donne non fanno alcun lavoro creativo nella preparazione dei cartoni per lo schermo. Questo compito viene svolto interamente da giovani uomini». Ovviamente, non è la prima volta che vengono mosse accuse del genere, al padre dei cartoni animati o più in generale alla Disney in sé. Ma queste dichiarazioni suonano strane proprio nell’anno in cui un film Disney ottiene per la prima volta un premio Oscar grazie allo splendido lavoro di Jennifer Lee, co-regista con Chris Buck di Frozen – Il regno di ghiaccio.
Qualunque fosse il suo pensiero politico Walt Disney è comunque riuscito a creare  opere così eccezionali. Ed è così che ci piace ricordarlo.
(articolo scritto a quattro mani da Federica Fratocchi e Claudia Spadaro)

 

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