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View Conference 2015, standing ovation per Il Libro della Vita di Jorge Gutierrez


View Conference 2015, standing ovation per Il Libro della Vita di Jorge Gutierrez

Il regista de Il libro della vita ha presentato il suo film a View Conference e ha meritato una standing ovation. Ecco cosa ci ha raccontato Gutierrez in persona

di Irene Rosignoli 23/10/2015

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Tre vite si intrecciano tra le innumerevoli storie raccontate nel Libro della Vita: quella di Manolo, un ragazzino dall’animo poetico appassionato di musica, quella di Joaquìn, figlio di un eroe leggendario, e quella di Maria, coraggiosa e determinata nella difesa dei diritti dei più deboli. I tre personaggi diventano oggetto della scommessa tra due figure soprannaturali, La Muerte e Xibalba. The Book of Life è un’esperienza sotto diversi punti di vista: è un’emozionante storia d’amore e di amicizia, è un travolgente viaggio in bilico tra la vita e la morte, è un mondo visivamente ricchissimo di dettagli, dal design sofisticato e mai visto prima d’ora, e infine è anche e soprattutto una grande professione d’amore al Messico e alla cultura messicana.

Proprio da questo Paese proviene infatti Jorge R. Gutierrez, il regista della pellicola e l’autore della sceneggiatura, che per più di otto anni ha tentato di proporre la sua idea a uno studio che potesse realizzarla, incontrando infine la fiducia e la collaborazione di Guillermo del Toro. Il film ha ricevuto risultati discreti al box office e si sta rapidamente costruendo un solido fanbase dopo la release in home video. Gutierrez ha presentato la sua opera nel corso della sedicesima edizione di View Conference con un emozionante talk che si è concluso con una vera e propria standing ovation del pubblico.

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Noi abbiamo avuto l’opportunità di rivolgergli alcune domande:

Qual è stata l’ispirazione principale per il film? C’è anche una componente personale?
«
L’ispirazione principale per il film è molto personale. Quando ero piccolo, il mio migliore amico è morto e io ero arrabbiatissimo con il mondo intero. Allora, mia madre mi ha preso da parte e mi ha spiegato cosa è il Dia de Los Muertos. Finché parleremo dei nostri cari che non ci sono più, finché canteremo le loro canzoni, finché racconteremo le loro storie, finché reciteremo le loro battute, loro saranno con noi. Nel momento in cui non parliamo più di loro… in quel momento sono davvero morti. Io ero solo un bambino e mi sono aggrappato disperatamente a questa storia. Sono cresciuto sentendo il mio migliore amico sempre accanto a me. Oggi, con il mio film, ho voluto trasmettere questo messaggio anche al resto del mondo».

Il Libro della Vita è anche un film sull’importanza di raccontare ai bambini storie sulla morte. Ma lo fa da un punto di vista molto diverso da quello a cui siamo abituati noi europei, che generalmente tentiamo di proteggere e allontanare i bambini da questi argomenti. Pensi che dovremmo parlare di più ai bambini della morte e di questi temi delicati?
«
Io sono cresciuto in Messico e per me parlare della morte era normalissimo. Infatti, quando sono arrivato negli Stati Uniti, sono rimasto sconvolto dal fatto che nessuno ne parlasse mai, che nessuno nominasse mai la morte, nemmeno quando muore qualcuno se ne parla. Molto spesso, però, i bambini devono affrontare comunque questo grande tabù, probabilmente perché vedranno morire i loro nonni. Quando accade, i genitori non sono mai pronti a parlare dell’argomento con i loro figli. In Messico è completamente diverso. Lì nessuno si tira indietro; ad esempio quando ero piccolo mio nonno mi parlava spesso del suo funerale. C’è un poeta messicano che si chiama Octavio Paz che ha descritto benissimo il rapporto che abbiamo con la morte. Dice: ogni messicano ha la morte seduta sulla propria spalla, che gli sussurra “vivi!”. Ho sempre amato quest’idea della morte come motivo per apprezzare ancora di più la vita».

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Nel film ti diverti a giocare con gli stereotipi delle fiabe classiche. In genere, quando c’è un triangolo amoroso tra i protagonisti, uno di loro si rivela essere cattivo, come accade ad esempio nella Bella e la Bestia della Disney. Tu invece hai seguito un’altra strada…
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Adoro La Bella e la Bestia! È uno dei miei film preferiti. Ma io volevo ingannare gli spettatori. Nella maggior parte delle fiabe, uno dei ragazzi coinvolti nel triangolo amoroso diventa l’antagonista. Nel mio film, invece, ho voluto affermare che puoi essere amico di qualcuno anche se lui è il tuo rivale, e puoi rimanere legato a lui nonostante tutto. Abbiamo ribaltato un po’ la tradizione classica. Manolo è un eroe, ma la cosa più eroica che fa è chiedere scusa a un animale. Questa ovviamente non è un’azione da supereroe, ma di chi ha un superpotere speciale: la capacità di perdonare. Lo scopo era ribaltare completamente l’idea di eroe della tradizione dei film animati e proporre un modello più filosofico ai bambini».

In altre interviste hai menzionato questo concetto dell’ “ambientazione come personaggio”. Puoi spiegarcelo
«
Ci sono tre mondi nel film: la Terra dei Vivi, la Terra dei Ricordati e la Terra dei Dimenticati. Ognuna delle tre riflette ciò che avviene nella storia in quel momento. La prima ha dei colori sbiaditi, che stanno lentamente scomparendo, perché la vita finisce in fretta. La Terra dei Ricordati è luminosa e ricca di colori perché è formata dai ricordi delle cose che restano sempre con noi, nella nostra mente. E se ricordiamo belle cose, allora anche i nostri ricordi sono belli. Infine abbiamo la Terra dei Dimenticati, che è priva di colori, perché rappresenta le cose che non ricordiamo più, oppure che non vogliamo ricordare».

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Il film è molto interessante dal punto di vista visivo. È tutto in computer grafica, vero?
«Sì, lo è, tranne per alcuni frame disegnati a mano».

Infatti sembra un mix di 2D, 3D e persino stop motion, perché i personaggi sono modellati come marionette. Come è nato questo stile molto particolare?
«A causa del nostro budget, ho deciso che se avessimo fatto in modo di dare al film un aspetto “vecchio”, ad esempio realizzando i personaggi come vecchi pupazzi, non avrebbe sofferto troppo a causa del passare del tempo. Spesso con la CGI avviene che un film che sembra bellissimo e nuovo, cinque anni dopo risulti vecchissimo, perché nel frattempo si fanno progressi incredibili con la tecnologia. Invece Il Libro della Vita sembra già vecchio, quindi col tempo diventerà ancora più classico».

Tra i prossimi progetti di Jorge Gutierrez troviamo un “kung fu space western” ancora senza titolo, oltre a due sequel di Il Libro della Vita che si concentreranno maggiormente sui personaggi di Joaquìn e Maria.

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