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View Conference 2014: Intervista al “papà” della Sirenetta Glen Keane


View Conference 2014: Intervista al “papà” della Sirenetta Glen Keane

La leggenda dell'animazione Disney ha presentato a Torino il suo nuovo capolavoro: si chiama Duet ed è la semplice ma commovente storia di due ragazzi che si incontrano e si innamorano. Ecco tutte le curiosità su come è nato il progetto

di Irene Rosignoli 17/10/2014

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«I personaggi che amo di più sono quelli che pensano che l’impossibile sia possibile. Come me».

A Torino si sta svolgendo View Conference 014, evento che richiama nomi prestigiosi da tutto il mondo per parlare di tecnologia e computer grafica. È qui che abbiamo incontrato una vera leggenda Disney: Glen Keane, che con le parole qui sopra e uno schizzo live di uno dei suoi personaggi più iconici, la Bestia, ha introdotto il suo incontro con il pubblico. Vero e proprio punto di riferimento e modello d’ispirazione per tutte le nuove generazioni di animatori, Keane è la mente, l’anima e la matita dietro alcuni tra i personaggi più amati di sempre. Qualche nome? Oltre alla già citata Bestia, la Sirenetta Ariel, Aladdin, Pocahontas, Tarzan e Rapunzel.
Nel corso dell’incontro che lo ha visto protagonista, l’animatore ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera cominciando dalle prime lezioni avute da suo padre, anch’egli artista. Già in tenera età Keane si accorse che «il disegno è come il sismografo dell’anima». Disegnare, secondo lui, vuol dire diventare vulnerabili, aprire una finestra sul proprio cuore e mostrarne il contenuto a milioni di persone.
«Quando disegno c’è sempre una voce dentro di me che esclama “Fermati! Non farlo! Stai svelando troppo di te stesso!”» – scherza Glen. «Avete presente la scena di Ariel che durante la canzone Parte del Tuo Mondo raggiunge la sommità della caverna e tende la mano come a voler sfiorare gli spettatori? Mentre la disegnavo ero disperato. Stavo per mostrare al mondo quanto fossi sentimentale! Ma non potevo farci niente, perché lei voleva fare quel gesto. Mi ricordo che una ragazza una volta mi disse di essersi alzata mentre vedeva il film e di aver allungato la mano per tirare Ariel fuori dallo schermo, perché era così vera e realistica che la voleva con sé. Avrei voluto baciarla quando me l’ha detto!».

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L’artista ha poi ricordato alcuni episodi del suo percorso in Disney, a cominciare dal momento in cui ha portato il suo portfolio all’animatore Eric Larson.
«Avevo impiegato tre mesi a fare tutti i disegni ed ero così orgoglioso. Ero assolutamente certo che li avrei impressionati. Ma lui ha sfogliato velocemente il tutto e si è soffermato su quello che mi piaceva di meno: una semplicissima linea che voleva rappresentare una donna, molto minimale. Mi ha detto “Se lavorerai di più con questo stile, potresti avere un posto da noi.” E pensare che io non volevo nemmeno mettere quel disegno nel portfolio!».
La tecnologia è entrata nella vita di Glen Keane quando, insieme a John Lasseter, ha assistito alla produzione di Tron. Da quel momento, ogni incontro con il computer è diventato una sfida per lui, che ogni volta lo ha reso migliore come artista e come animatore. Ma il primo vero approccio con un personaggio in CGI è stato con Rapunzel.

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“Ho fatto dei disegni per gli animatori per far loro capire come dovevano muoversi i suoi capelli. Ma il risultato in 3d è stato orribile! Non ero per niente soddisfatto. Ho chiesto loro se avessero seguito i miei suggerimenti e loro mi hanno assicurato di sì, ma che con la computer grafica quello era il massimo che potevano ottenere. Cosa?! Non potevo crederci. Così ho deciso di aiutarli. Piano piano hanno imparato a trasportare nel computer la sensazione che si prova guardando un disegno. Io disegnavo direttamente sopra la loro CGI, e loro utilizzavano i miei bozzetti come riferimento».

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Tuttavia c’è un momento nella vita di ogni persona, sostiene Glen, in cui si realizza che è tempo di cambiamento. Il suo punto di svolta è stato decidere di lasciare la famiglia Disney nel 2012 con l’obiettivo di dedicarsi ad altri progetti. Dalla successiva collaborazione con Google è nato Duet, il cortometraggio che dà il titolo all’incontro organizzato da View Conference. La storia, semplice e toccante, segue la crescita di due ragazzi (Mia e Tosh) destinati un giorno a incontrarsi e a innamorarsi perdutamente. L’opera fa parte di un’ app interattiva creata da Google che permette di esplorare i mondi animati di alcuni cortometraggi e di fruire della storia in un modo totalmente nuovo, creando un’esperienza sensoriale unica. Semplicemente spostando in aria il proprio smartphone si può decidere se seguire la vicenda di Mia oppure quella di Tosh, o ancora non andare avanti affatto con il corto ma fermarsi a esplorare gli ambienti che i due personaggi attraversano.

Cliccate qui per vedere il corto Duet

Racconta Keane: «Non capivo come si potesse preferire il piccolo schermo di un cellulare a quello gigante del cinema. Poi mi hanno mostrato il programma interattivo. Non è un piccolo schermo, è una finestra spalancata su un nuovo mondo. La finestra più grande di tutte».
L’ispirazione per Duet è arrivata dalla vita di tutti i giorni: il piccolo Tosh da neonato è modellato su Henry, il nipotino dell’autore, mentre i saltelli di Mia sono ispirati ai bimbi che saltellano spontaneamente per strada quando sono felici.
«C’è una scena in cui Mia si mette a saltellare e nel frattempo, da bambina diventa una ragazza. Accade così anche nella realtà: un giorno i genitori si svegliano e realizzano che i loro figli sono cresciuti all’improvviso, nel tempo di un saltello».
Tra un saltello e l’altro, gli abbiamo rivolto qualche domanda…

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Glen Keane

Duet è diventato virale nel giro di pochissimo tempo. Centinaia e centinaia di persone lo hanno condiviso, anche siti che non trattano il cinema o l’animazione. Pensa che abbia a che fare con la nostalgia del pubblico per l’animazione 2D?

«Buona domanda. In realtà mi piace pensare che non sia così… Preferirei che fosse per la sua semplicità, la sua bellezza, il fatto che parla della vita di tutti noi, il fatto che riesce a catturare lo spettatore con la sua estetica, le luci e molto altro ancora. E tuttavia… Beh, mi rendo conto che è vero che alle persone manca il disegno a mano. È una forma di espressione così bella che non si può definire a parole. In conclusione, direi che sono vere entrambe le cose».

Ho di recente avuto occasione di parlare con James Lopez, un ex animatore Disney che ora sta lavorando al suo progetto indipendente in 2D, Hullabaloo. Secondo lui i grandi studi hanno abbandonato l’animazione a mano e tocca ai prodotti di nicchia mantenerla viva. Che cosa ne pensa?

«L’arte ci sorprende spesso per come si evolve. Ad oggi, abbiamo solo iniziato a esplorare tutti i possibili sviluppi del disegno e dell’animazione. Prova a immaginare una ballerina di Degas. Adesso pensa a qualcuno che traccia con una matita i contorni della sua figura e che dipinge tutto di un colore a tinta unita. Sarebbe tremendo. Si perderebbe tutta l’emozione, tutta l’individualità e l’espressione personale dell’artista. Penso che ci siano ancora molte cose da sperimentare e esplorare. Ad esempio, secondo me, sarebbe magnifico vedere un film d’animazione colorato totalmente con il pastello. Sì, penso di non essere d’accordo con James Lopez. Ci sarà un nuovo film in 2D in futuro».

Durante il talk ha mostrato delle immagini della lavorazione di Rapunzel in cui c’erano i suoi disegni sovrapposti a quelli 3D. So che la Disney lavora così, ma vederlo fa tutto un altro effetto. Come funziona questa tecnica?

«Disney ha una fortissima tradizione alle spalle legata al disegno. Quando abbiamo iniziato a lavorare con la CGI, è stato da subito importante trasferire sullo schermo del computer ciò che amiamo di più della sensazione che può darci un disegno. Doveva esserci un modo! L’animatore disegna letteralmente sopra il lavoro al computer e questo viene utilizzato come guida per realizzare i movimenti. Penso che sia un metodo grandioso e che tutti gli studi dovrebbero essere furbi e adottarlo».

Tra tutti i personaggi che ha realizzato per Disney, qual è il suo preferito? Io ad esempio adoro John Silver del Pianeta del Tesoro

«Davvero? Grazie per averlo ricordato. Ma sarò banale, devo rispondere Ariel. Anche se ha solo sedici anni, ha una grandissima forza d’animo. È una sirena con un sogno impossibile: camminare sulla terra. E poi è così espressiva. Mi immedesimo moltissimo in lei».

Qui sotto potete trovare tutti i personaggi animati da Glen Keane per Disney:

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