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Miss Peregrine, il regista Tim Burton presenta il film


Miss Peregrine, il regista Tim Burton presenta il film

Intervista a Tim Burton, regista di Miss Peregrine - La casa dei ragazzi speciali, film tratto dal romanzo scritto da Ransom Riggs.

di Emanuele Bianchi 7/12/2016

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Giovedì 15 dicembre arriverà nelle sale Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali nuovo film diretto da Tim Burton. Tratto dal romanzo scritto da Ransom Riggs, la pellicola vede la sceneggiatura di Jane Goldman (Sturdust, X-Men – L’inizio) e come protagonisti Eva Green, Asa Butterfield, Ella Purnell, Samuel L. Jackson, Chris O’Dowd, Allison Janney, Terence Stamp, Judi Dench, Kim Dickens e Rupert Everett.

In occasione dell’imminente uscita di Miss Peregrine – La casa dei ragazzi speciali e delle molte anteprime speciali che ci saranno in Italia a partire dall’8 dicembre, il regista Tim Burton ha incontrato la stampa italiana parlando del suo ultimo film e molto altro.

Qual è stata la scintilla che ti ha portato a lavorare sul romanzo di Miss Peregrine?
Tim Burton: «Prima di tutto il titolo. Ragazzi speciali mi ricordava la mia infanzia e poi il modo in cui Riggs ha raccontato la storia, partendo dalle vecchie foto. Io faccio collezione di foto e una vecchia foto ti racconta una storia ma non te la racconta tutta, conserva una parte di mistero e poesia. Mi è piaciuto il modo in cui la storia è stata messa insieme».

Nel film la diversità è qualcosa da difendere con orgoglio, anche lei da piccolo ha avuto una casa di ragazzi speciali dove rifugiarsi e una Miss Peregrine che l’ha guidata?
Tim Burton: «Sono cresciuto in una cultura che ama dividere le persone per categorie e in effetti ho avuto una nonna che sosteneva le mie peculiarità e ho avuto un’insegnante d’arte che mi ha incoraggiato ad essere me stesso, e questa è una rarità. Fondamentalmente bastano un paio di persone che riconoscano le tue particolarità e che incoraggino a farle fiorire e io sono stato fortunato».

In che modo ha lavorato all’adattamento ed in che modo ha infuso nel romanzo la sua poetica?
Tim Burton: «Non conoscevo il libro, ma come ho visto il titolo ne sono stato attratto. Anche io ho realizzato un libero su un bambino particolare, Morte malinconica del bambino ostrica, quindi quando ho visto il titolo del libro ho sentito un legame. In particolare con Jake, un ragazzo che si sente fuori posto e si sente strano. Mi sono identificato immediatamente».

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Miss Peregrin fa parte di quei suoi film in cui le musiche non sono di Danny Elfamn, come mai ha scelto Michael Higham e Matthew Margeson?
Tim Burton: «Siamo come una vecchia coppa sposata, ogni tanto litighiamo. Ma a volte capita che sia già impegnato ma comunque torneremo a lavorare insieme. Diciamo che necessitava di prendersi una piccola pausa da me, sai i musicisti sono molto drammatici».

Cosa preferisce tra CGI e stop motion? Come decide quale tecnica usare
Tim Burton: «Amo la stop motion, perché è tattitle, puoi toccare e sentire i burattini che sono delle vere e proprie opere d’arte, però anche i computer sono altrettanto fantastici, riesci a fare cose sorprendenti. Ad esempio in Miss Peregrine abbiamo usate entrambe. Però dipende anche dal tempo che si ha a disposizione. La stop motion è fantastica ma richiede molto tempo. La scelta dipende spesso dal tempo a disposizione».

Come mai ha optato per un finale auto conclusivo? Non vuole cimentarsi nella saga o voleva apportatare a qualcosa di suo nel film?
Tim Burton: «Diciamo che a volte ci sono cose che si chiudono con una promessa di una nuova avventura, come Miss Peregrine. Per me il finale che ho fatto è stato il modo migliore, perché il libro che è basato su queste vecchie foto che ti dicono qualcosa ma non tutto, e ho usato le immagini in movimento per catturare questo spirito, questo qualcosa che non è definitivo. È stata più una scelta a livello di emozioni che intellettuale».

Eva Green è stata la sua prima scelta?
Tim Burton: «Ho usato il libro come un’ispirazione. Io vorrei una direttrice come Miss Peregrine. Ho già lavorato con Eva, e lei ha già tutte le caratteristiche del personaggio: forte, divertente, drammatica, potente. Si, è stata la mia prima scelta in assoluto. Eva Green è come una star del cinema muto, riesce a trasmettere emozioni anche solo con lo sguardo. Nei primi anni di scuola avevo un’insegnante che era un po’ come lei: bellissima, divertente e tutti i ragazzini la ascoltavano».

Lei è sempre stato considerato un visionario, oggi chi può essere considerato un suo visionario come lei?
Tim Burton: «Pensare ci sia qualcuno come me mi da i brividi, non so neanche come sono io, figurati se posso andare a cercare qualcuno che sia come me. Sicuramente ci sono persone visionarie, ci sono tanti modi di fare cinema ma non solo, qualsiasi cosa. Il modo di fare le cose è cambiato».

Nella sua carriera ha lavorato sui supereroi, prima Batman e poi Superman, anche se non è mai stato realizzato. In questi bambini speciali c’è un po’ di supereroi?
Tim Burton: «Quando ho fatto Batman era un territorio inesplorato mentre ora esce praticamente un nuovo film a settimana! Quello che mi è piaciuto di questi personaggi è che si hanno i loro poteri ma fondamentalmente sono ragazzi. Si si sentono strani ma sono dei ragazzi con emozioni e come tali si comportano».

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Ha pensato ad una particolare fascia di pubblico?
Tim Burton: «Ho chiesto aall’utore di Miss Peregrine per chi l’avesse scritto e mi ha detto che lo ha scritto per se stesso. E lo stesso vale per me. Non faccio film per un particolare tipo di pubblico, faccio film che possano risultare interessanti per tutti, non mi concentro su una fascia di pubblico particolare. Ad esempio mi hanno detto Sweeny Todd è molto popolare tra le ragazzine di 10 anni, che neanche dovrebbero vederlo! Io faccio i film».

Cosa può dirci su Beetlejuice 2 e Dumbo?
Tim Burton: «Non parlo più dei film che devo ancora fare. Una volta che l’ho fatto i film sono stati cancellati. Per quanto riguarda Beetlejuice 2 io amo il personaggio, si dovrà vedere come andrà a finire. Ancora oggi penso sia un film insolito, non capisco la ragione di tanto successo. Sono arrivato alla conclusione che è meglio non pianificare con troppo anticipo, staremo a vedere. Non dimenticare il miglior film che non ho mai fatto: Superman!».

In un mondo dove il digitale la fa da padrone, le fiabe che ci raccontavano i nonni che fine faranno?
Tim Burton: «In realtà non lo so. È questo il tipo di storia che mi hanno sempre interessato ed è per questo motivo che mi sono sentito attirato da questa storia, che conserva mistero, poesia e sorpresa. Sono queste le storie che continuerò a raccontare»

Lei che è stato un bambino molto particolare, come vede i ragazzi di oggi? È più difficile far uscire la loro particolarità?
Tim Burton: «Oggi è ancora più difficile perché chiunque può dire qualsiasi cosa. C’è un bullismo senza nome e volto, qualcosa che mi disturba così. Per esempio oggi vai ad un concerto e non te lo godi perché lo vedi attraverso un dispositivo. Non ci si gode il presente. Quello che fanno oggi i ragazzi è valutare il valore di se stessi in base ai like che ricevono, e lo trovo triste ed allarmante».

In Big Eyes gli occhi hanno una grande importanza, ed anche qui sono fonte di grande sofferenza e disagio. Quanto il disagio legato al vedere le interessa?.
Tim Burton: «Anche quando con la Disney abbiamo fatto Nightmare Before Christmas Jack che è senza occhi li ha grandissimi. Questo è anche un motivo per cui è per me importante avere attori in grado di comunicare senza parlare, capaci di comunicare solo con la presenza. Il motivo per cui ho scelto Eva Green è che ha questa forza e questa capacità attraverso lo sguardo di far arrivare qualcosa tramite lo sguardo. Il cinema è un mezzo estremamente visivo e gli occhi svolgono un ruolo molto importante».

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