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Mila, la regista Cinzia Angelini parla del corto creato da 350 artisti di tutto il mondo


Mila, la regista Cinzia Angelini parla del corto creato da 350 artisti di tutto il mondo

A View Conference 2017 abbiamo incontrato Cinzia Angelini, creatrice e regista di Mila, un ambizioso cortometraggio sviluppato da un team di artisti provenienti da tutto il mondo

di Irene Rosignoli 19/11/2017

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Realizzato da 350 artisti di ben 35 paesi del mondo, Mila è un cortometraggio pronto a fare la storia proprio per le sue modalità di produzione decisamente insolite, ma anche per un tema che difficilmente entra nei prodotti rivolti ai bambini: quello della guerra.

Ispirato a una storia vera, Mila racconta la vita di una bambina che perde la sua famiglia durante la guerra a Trento, in Italia. Grazie a una giovane donna che l’aiuta, Mila sopravvive a un bombardamento devastante ma perde anche la casa che la ospitava. Mila allora stringe forte tra le mani gli ultimi resti del suo passato: un cappello ormai logoro e un biglietto del carosello ridotto a brandelli. Nella casa la bambina trova conforto in un cavallo a dondolo e in un carillon. Entrambi ricordano a Mila la madre, e le fanno esplodere l’immaginazione. La donna ripara come può il cappello di Mila, e così si cuce anche il loro rapporto. Donna e bambina così sopravvivono alla notte devastata dalla guerra e al mattino dopo risorgono per testimoniare l’inizio della fine della guerra. Con le loro perdite e il loro calvario, trovano insieme la salvezza e il conforto l’una con l’altra, e iniziano a costruire una nuova vita insieme.

A View Conference 2017 abbiamo incontrato Cinzia Angelini, la creatrice e regista del cortometraggio, che ci ha svelato alcune curiosità sul progetto.

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Come è nata l’idea di questo progetto indipendente realizzato in una maniera così insolita?
«L’idea per il corto Mila è nata perché dopo 18 anni di lavoro in giro per il mondo ho avuto finalmente la possibilità di fare un mio film, un cortometraggio. Di tutte le storie che avevo in mente, questa in particolare era quella a cui ero più affezionata, perché ispirata ad un racconto personale di mia mamma, quando aveva 5 anni durante la guerra a Trento. Da qui ho sviluppato una storia più complessa basata sul sentimento di shock che si prova di fronte al trauma della guerra e dei bombardamenti. Quanto alle modalità di produzione, ho provato a proporlo ad alcuni studi, ma nessuno era interessato a una storia di guerra. Perciò, con il passaparola tra amici e collaboratori si è creato un team sempre più grande di volontari che hanno creduto nel progetto: adesso siamo 350».

Il tema della guerra è molto forte, ma ci sembra di capire che Mila sarà adatto anche ai bambini…
«Assolutamente sì. Non ci sono scene violente, la morte si intuisce ma non si vede nulla, e l’unico rappresentante della guerra è il bombardiere. Si tratta piuttosto di un film poetico sull’incontro di Mila con la donna che la salva. Le due si salveranno a vicenda: la bambina sarà salvata fisicamente, ma poi a sua volta salverà la donna psicologicamente. Il corto racconta come si conoscono e come instaurano un rapporto attraverso il gioco per superare gli orrori della guerra».

mila cortometraggio cinzia angelini background

Perché ritieni che sia importante aprirsi a questo tipo di tematiche?
«Soprattutto in un periodo come questo in cui siamo circondati da guerre che ci fanno sentire spaventati e impotenti, è importante usare l’animazione per cercare di avvicinare le culture. I grandi studi sottovalutano le potenzialità dell’interesse in questi temi e pensano che il pubblico non possa capire, ma i bambini riescono a processare cose molto impegnative, anche se ovviamente a loro modo. Lo vedo con i miei figli che sono cresciuti con la storia di Mila e sono molto interessati a conoscere le storie della guerra. A quell’età è fondamentale esporli a film diversi e introdurre diverse culture e problematiche per formarli. Purtroppo però è molto difficile convincere uno studio che questo abbia potenzialità economiche. Nel mio piccolo ci sto lavorando: proprio grazie a Mila, mi è stato chiesto di dirigere un film su Malala Yousafzai».

Perché la scelta di non utilizzare dialoghi?
«Per restare più internazionali possibile. Anche il nome Mila è stato scelto perché pronunciabile allo stesso modo sia in italiano che in inglese. Non avere il dialogo ti forza a rendere molto chiare le altre cose ed un buon esercizio per riuscire a portar fuori le emozioni dei personaggi. A volte il dialogo viene usato troppo e diventa la scorciatoia veloce per far capire qualcosa, mentre lavorando solo con la recitazione dei personaggi le emozioni e i messaggi restano più impressi».

Come sarà distribuito il corto?
«Secondo i piani attuali verrà distribuito nei festival. In queste occasioni potrebbero esserci potenziali distributori italiani o americani che potrebbero occuparsi di distribuzione, marketing e quindi portare Mila a un pubblico più vasto. Incrociamo le dita!».

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