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Lee Unkrich presenta Coco: «Un atto d’amore alla cultura messicana»


Lee Unkrich presenta Coco: «Un atto d’amore alla cultura messicana»

Il regista Lee Unkrich è venuto a Roma insieme alla produttrice Darla K. Anderson per presentare il nuovo film di Natale Pixar Coco. Qui la nostra intervista

di Davide Stanzione 21/11/2017

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La vita e la morte, il ricordo e la memoria come unico ponte tra coloro che ci sono ancora e quanti se ne sono già andati, ma anche il successo e le sue meravigliose, turbolente insidie, sospese tra esaltazioni e trappole, tra soddisfazioni e inciampi: parla di tutto questo Coco, il nuovo film Disney Pixar in arrivo nelle nostre sale il prossimo 28 dicembre e incentrato sulla festività del Día de los Muertos.

Protagonista è un bambino messicano, Miguel, alle prese col desiderio di diventare cantante ma anche con l’ostilità di una famiglia che con la musica ha già avuto a che fare, scottandosi fatalmente, e che non è affatto disposta a supportare la sua ambizione. Una storia dal forte impatto sentimentale che fa i conti da molto vicino con molti aspetti della cultura messicana, primo tra tutti il rapporto solare e sgargiante con la morte e la sua raffigurazione trascinante e colorata.

Abbiamo incontrato a Roma il regista Lee Unkrich e la produttrice Darla K. Anderson, che hanno raccontato diversi aspetti del progetto e della sua realizzazione. La Anderson, prima di lasciare la parola all’autore e regista di Toy Story 3, si è soffermata sulla specificità di Coco rispetto a certi suoi analoghi predecessori: «Sapevamo che avremmo avuto a che fare con gli scheletri come Tim Burton e Ray Harryhausen prima di noi, ma volevamo anche fare qualcosa di diverso, per cui abbiamo aggiunto ai personaggi gli occhi che, come si sa, sono lo finestre sull’anima».

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Mr. Unkrich, Avete organizzato l’anteprima del film in Messico, che sembra una presa di posizione forte nei confronti di Donald Trump e delle sue volontà di costruire un muro al confine con gli USA.
«Abbiamo iniziato a lavorare al film circa sei anni fa e il mondo sei anni fa era molto diverso da quello di oggi. Volevamo realizzare un prodotto che fosse la prova del nostro amore per il Messico e per la cultura messicana e ci auguriamo che facendo uscire questo film adesso, in un momento più travagliato della nostra storia, si possa contribuire a costruire un ponte. Ci auguriamo anche che mostrando la bellezza di questa cultura al mondo intero si possano dissolvere le barriere che si è tentano di frapporre».

La comunità messicana, però, non aveva preso bene il primo titolo provvisorio, che era proprio Día de los Muertos.
«Avevano pensato che Disney volesse diventare proprietaria delle celebrazioni del giorno dei morti e c’è stata un po’ di ostilità da parte di tutta comunità latina. In realtà volevamo essere estremamente estremamente rispettosi, non era nostra volontà alzare un polverone e all’inizio per via di questa cosa ci siamo sentiti affranti e scoraggiati. Però la cosa ha avuto un effetto positivo su tutta l’operazione, perché abbiamo ingaggiato una serie di consulenti che ci hanno permesso di essere ancora più accurati e rispettosi sulle tradizioni messicani e di fare, se posso dirlo, un film ancora migliore».

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Lei ha dichiarato che Shining è il suo film preferito. Ha avuto modo di scatenarsi e sbizzarrirsi con le citazioni dark, dato l’argomento del film?
«Shining è il mio film preferito e Stanley Kubrick ha avuto su di me una forte influenza spingendomi a voler lavorare nel cinema. In Coco ci sono degli easter eggs legati a Shining ma non volevo fare un film che fosse pauroso, volevamo realizzare un film per tutti.

Il cane del film, Dante, è senza denti e ha una lingua che si muove all’impazzata.
«Dante è un cane Xolo che è una razza specifica del Messico, risale a migliaia di anni fa ed è parte integrante della cultura azteca. Il gene della razza che controlla la crescita del pelo in questi cani controlla anche quella dei denti, ce ne sono moltissimi che abbiamo visto in Messico che non hanno né pelo né denti e abbiamo cercato di rappresentare Dante allo stesso modo. La lingua di Dante è un personaggio a sé stante, agisce in maniera indipendente ed è vero che ci si riamo rifatti ai tentacoli di Hank in Alla ricerca di Dory e alle tecnologie che avevamo sviluppato in precedenza».

Il libro della vita è, come il vostro, un film sul giorno dei morti. Come vi siete rapportati con quel film?
«Si tratta di una una pura e mera coincidenza che siano fatti due film incentrati sulla stessa tradizione messicana, visto che erano già due anni che lavoravano al film quando è uscito. Quel film ci è piaciuto molto, si è creata anche un’amicizia col regista Gutierrez, che ha apprezzato Coco ed è venuto all’anteprima a Los Angeles. L’argomento è lo stesso, certo, ma la storia è completamente diversa. Poi essendoci così tanti film dedicatati al Natale non vedo perché non ci possa essere più di un film che parla del giorno dei morti».

Coco è stato il protagonista della copertina dello speciale di Movieforkids.it distribuito a Lucca Comics 2017:

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Vi ricordiamo che lo speciale di Movieforkids realizzato per il Lucca Comics 2017 è scaricabile anche in versione digitale dalla app per tablet e smartphone BestMovie Plus:

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