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Le fiabe e i bambini, intervista alla psicologa Veronica Arlati


Le fiabe e i bambini, intervista alla psicologa Veronica Arlati

La serie animata Hello Kitty: Il Teatrino delle Fiabe offre ai più piccoli la possibilità di avvicinarsi in maniera differente al mondo della fantasia. Ne abbiamo parlato con l'autrice del libro Emozioni in Fiaba

di Redazione 7/05/2014

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L’ascolto e la lettura delle fiabe rappresentano un passaggio fondamentale nella crescita di un bambino. Il rapporto che i più piccoli instaurano con i personaggi fiabeschi è un primo passo nella creazione di un’identità personale solida per i più piccoli. La serie animata Hello Kitty: Il Teatrino delle Fiabe, in onda tutti i giorni su JimJam (Canale 621 di sky), offre ai più piccoli la possibilità di avvicinarsi in maniera differente al mondo della fantasia. Ma come dobbiamo comportarci con i nostri piccoli quando parliamo di fiabe? Abbiamo chiesto alla psicologa Veronica Arlati, autrice del libro Emozioni in Fiaba, di svelarci qualche segreto.

Le fiabe, il cinema e l’arte dello storytelling

Cosa si innesta nella mente dei bambini nel sentire raccontare una fiaba?
«La fiaba offre simbolicamente situazioni e dilemmi che il bambino si trova a vivere nel suo percorso di crescita, ma nello stesso tempo li offre in un linguaggio simbolico più adatto ad entrare in contatto con i bisogni e i desideri di un bambino, sia consci che inconsci. Il fatto che la fiaba sia sempre ambientata in un contesto lontano e fantastico permette al bambino di identificarsi con uno dei personaggi della fiaba stessa e proiettare su di lui i suoi vissuti emotivi, desideri e bisogni, ma anche i suoi problemi, con modalità protetta perché il bambino distanzia da sé quei vissuti dolorosi che nella vita non riuscirebbe ad elaborare e comprendere. In questo modo il bambino riesce a vivere appieno le emozioni e le situazioni, anche quelle più dolorose e il luogo fantastico della fiaba rende questi vissuti più distanti e gestibili. Permette al bambino di entrare in contatto con il proprio mondo interno, tanto che Freud ha parlato della fiaba, paragonandola ai sogni, come la via regia per l’inconscio. Le emozioni sono concetti astratti che il bambino non conosce e non sa esprimere verbalmente, la sua via di comunicazione privilegiata è quella simbolica (fiaba, disegno, gioco) ed è per questo che la fiaba costituisce per il bambino un ottimo strumento di sviluppo sia emotivo che cognitivo».

Oggi le fiabe per bambini sono molto più edulcorate rispetto a quelle classiche che venivano raccontate una volta. È un bene o un male?
«L’importante è che la fiaba rispetti i canoni classici riferiti ad una trama con peripezia (lotta tra bene e male) , in un mondo fantastico e distante da quello reale, e con finale positivo. Questa sono in linea di massima le componenti fondamentali perchè il bambino si possa identificare con i personaggi e vivere in modo protetto il suo dramma personale cercando di superarlo in ambiente protetto. Il fatto che una fiaba possa essere più edulcorata di quelle classiche ha risvolti positivi e nagativi: il positivo è che permette di vivere a livello simbolico ed inconscio il dramma del piccolo in un ambiente ancor più protetto, ma il rischio è che, se troppo edulcorata, la fiaba non permetta al bambino di vivere al suo interno il suo dramma personale e che non faccia risuonare in lui il tema problematico di sviluppo che sta affrontando. Comunque è il bambino stesso che, appassionandosi o meno alla tal fiaba, ci fornisce l’indicazione diretta se quella specifica fiaba può essere più o meno costruttiva ed importante per il suo sviluppo e la sua crescita».

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Può accadere che i bambini scelgano come personaggio preferito di una fiaba, quello connotato in maniera negativa (es il lupo di Cappuccetto Rosso). Da cosa dipende la scelta del personaggio preferito?
«La scelta del personaggio con il bambino si identifica dipende sempre sia dai vissuti che la fiaba stessa fa risuonare nel piccolo, sia anche dal momento specifico che sta vivendo e dal dilemma interiore che il bambino proietta e cerca così di affrontare con l’aiuto della fiaba. Il scegliere un personaggio “cattivo” non significa affatto che il bambino sia “cattivo” o mosso da intenti negativi, ma è più probabile che eliciti nel bambino un bisogno di appagamento di istinti aggressivi che nel contesto fiabesco il bambino può esprimere e gestire con modalità protetta, proprio perché distante dalla realtà. Vissuti che spesso il bambino riesce a vivere ed elaborare con estrema difficoltà nel contesto di vita reale e che potrebbero portarlo a sentirsi veramente cattivo».

Nel 2014 le nuove tecnologie stanno sostituendo la voce degli adulti nel raccontare fiabe e storie ai bambini? Se sì, cosa rischia di perdere il bambino?
«È possibile che le nuove tecnologie, per la facilità di fruizione anche autonoma da parte del bambino, tendano ad avere molto successo nelle famiglie. Questa modalità di fruizione delle fiabe però toglie l’aspetto relazione molto importante che si crea tra narratore e bambino fruitore. Il compito del narratore risulta molto importante perché deve cercare di stimolare nel bambino la fantasia e l’immaginazione del contesto della fiaba e del luogo fantastico, favorendo in questo modo anche l’identificazione e la proiezione del bambino con i personaggi della fiaba. Tant’è che le fiabe più che lette dovrebbero essere raccontare ed interpretate dal narratore per rendere questo compito ancora più incisivo.

A seconda della fiaba preferita di un bambino, possiamo dedurne il carattere che avrà?
«La scelta che il bambino opera rispetto alla fiaba preferita dipende dal momento specifico, dai vissuti e dalle problematiche evolutive che il piccolo sta affrontando nel momento specifico. Una stessa fiaba letta in un momento diverso può acquistare un significato diverso per il bambino stesso e può svolgere un ruolo differente. Pertanto non si può dedurre il carattere del bambino dalla preferenza della fiaba, ma il modo che ha lui di fruirne e di viverla può aiutarci a capire meglio il suo mondo interno, così come aiuta il bambino ad avvicinarsi con modalità più semplice ai propri vissuti emotivi interni».

Guardate la sigla di Hello Kitty: Il Teatrino delle Fiabe:

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