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Giffoni Film Festival 2015, intervista con lo “Hobbit” Martin Freeman


Giffoni Film Festival 2015, intervista con lo “Hobbit” Martin Freeman

Martin Freeman, conosciuto per essere il Bilbo della saga de Lo Hobbit oltre che John Watson nella serie tv Sherlock, è stato ospite del Giffoni Film Festival dove ha parlato della sua infanzia, di passioni e dei suoi prossimi progetti

di Karin Ebnet 20/07/2015

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Capelli biondi perfettamente pettinati all’indietro, completo azzurro chiaro e camicia gialla. Martin Freeman è arrivato a Giffoni con più di un’ora di ritardo sfiancato dal viaggio e dal grande caldo. Ci tiene alla sua figura, a vestirsi bene e a essere sempre ben ordinato, e visita da parrucchiere e truccatore sono momenti indispensabili della sua giornata al Giffoni Film Festival, dove ha incontrato ragazzi da tutto il mondo tra Meet & Greet e Incontro con la giuria.

Con un humour tipicamente inglese, si è anche divertito a prendere in giro i ragazzi, curiosi di scoprire tutto sullo speciale natalizio di Sherlock, annunciato pochi mesi fa dall’ABC. «Non posso dirvi molto, se non che sarà ambietato completamente a Venezia, ci sarà molto dell’Italia in questo episodio». Tutto falso, naturalmente. Dalla bocca di Freeman non sono trapelate indiscrezioni ma la voce si è sparsa ovunque. «Era solo una battuta, che ora vorrei non aver fatto. Una cosa l’ho imparata. Non fare battute in una lingua straniera».

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Cosa dobbiamo aspettarci allora?
«La cosa più interessante è l’elemento temporale. Cambierà infatti il contesto che conosciamo di Sherlock con i due attori trasportati indietro nella Londra vittoriana del 1985».

Se sullo speciale natalizio di Sherlock quindi è impossibile sapere qualcosa, Freeman si è però sbottonato un po’ sul suo ruolo in Capitan America: Civil War.
«Ho già girato un paio di giorni e ne ho ancora un paio da trascorrere sul set. Non è una parte molto grande ma piuttosto piccola che però dovrebbe continuare nel franchise Marvel dei supereroi. Il mio personaggio lavora per il governo degli Stati Uniti e quello che mi piace di lui è che è ambiguo. Non si capisce se è buono o cattivo».

Se potessi scegliere, quale supereroe ti piacerebbe interpretare?
«Batman, assolutamente. Ovviamente non lo interpreterò mai, ma è il mio supereroe preferito. Fa sempre delle cose buone ma non disdegna di farne anche di “cattivelle” per arrivare allo scopo finale».

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Il tuo prossimo progetto ti vedrà affiancare Tina Fey…
«Si intitola Fun House, anche se per un po’ è stato conosciuto come The Taliban Shuffle, ed è una commedia drammatica che non racconta la guerra in Afghanistan in sé ma le avventure quotidiane di reporter americani, australiani, europei e il modo in cui interagiscono in un mondo dove si rischia la vita tutti i giorni».

Sono vere le voci che ti vogliono nel cast del Grande Gigante Gentile (Il GGG) di Steven Spielberg?
«Mi piacerebbe lavorare con Spielberg in futuro, anzi, dovrei proprio farlo, è uno dei più grandi cineasti al mondo, ma no, purtroppo non esiste niente di concreto in queste voci».

Guardando indietro alla tua carriera, qual è il ruolo che ti ha definito come attore?
«Il primo ruolo che mi ha cambiato come attore in Inghilterra è stata la serie tv The Office, e poi è arrivato Bilbo a lanciarmi internazionalmente. Questi due ruoli sono stati fondamentali nella mia carriera».

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Cosa ne pensi del fatto che Lo Hobbit sia stato allungato da due a tre film?
«La scelta di Peter Jackson non è certo stata dettata dal guadagno, lui ha bisogno di soldi come io di un buco in testa. Quindi era implicito che aveva idee e materiale per realizzare una trilogia ed era un peccato sprecare tutto quel materiale».

Qual è il tuo sogno più grande?
«Ho una famiglia bellissima, una moglie e due figli, e mi ritengo molto fortunato. Il mio sogno più grande è di poter continuare così, di poter continaure a recitare. Per un attore la cosa pià importante è amare il proprio lavoro, anche quando gli altri non apprezzano quello che fai. Da bambino volevo fare parte di una band e pure il calciatore, ma sarebbe stato un disastro. Ero mingherlino, sempre malato tanto che entravo e uscivo in continuazione dall’ospedale. In più ero ultimo di cinque figli e i miei genitori si stavano separando. Una situazione non facile soprattutto quando si frequenta una scuola cattolica dove il divorzio non è ben visto. Non potevo certo sopravvivere facendo il bullo. Per fortuna avevo una grande immaginazione. È stata quella la mia forza».

Il tema del Giffoni Film Festival 2015 è Carpe Diem. Come sposi questa filosofia nella tua vita?
«Non riesco purtroppo a cogliere l’attimo in ogni momento della mia vita perché non sono perfetto e comunque non spesso come vorrei. Posso però consigliare di seguire i propri sogni e di fare quello si ama senza ascoltare le persone che remano contro e senza farsi influenzare dall’esterno. Chi fa il mio lavoro deve essere pronto alla povertà, di sentire la parola no molte più volte del sì, di avere a che fare con gelosie e invidie. Sarà difficile, ma se sarai fortunato, come lo sono stato io, troverai la tua strada».

Guardate i momenti più belli delle prime giornate del Festival:

Qui sotto tutte le foto di Martin Freeman al Giffoni Film Festival 2015:

 

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